Attaccamento e Disturbi della Personalità

La definizione del termine attaccamento, è un concetto con il quale Bowlby (1983) si riferisce alla capacità della figura genitoriale di sostenere le sensazioni di sicurezza del bambino. Per estensione esso consiste nella condizione nella quale un individuo è legato emotivamente ad un’altra persona, generalmente percepita come più grande, più forte e più saggia; esso è cioè lo stato e l’attualità degli attaccamenti di un individuo, attaccamenti che si dividono in sicuri e insicuri (Holmes, 1993). Prova di tale legame è costituita, come sottolinea Holmes (1993), dalla ricerca di prossimità, che per Bowlby coincide con la pulsione sociale primaria, dal fenomeno della base sicura, espressa come insieme delle interazioni diadiche fra il bambino e il caregiver e dalla protesta per la separazione. Nel modello di sviluppo psicologico che descrive Bowlby molteplici sono i possibili percorsi che un individuo può intraprendere durante l’infanzia a seconda delle interazioni con il caregiver ed è dalle interazioni ripetute nell’infanzia con la figura di attaccamento che si produce, in seguito ad esperienze di attaccamento positive, la rappresentazione della base sicura. Alle modalità con cui si stabilisce l’attaccamento in età infantile e alle emozioni ad esse connesse, corrisponde la formazione di un’impalcatura di personalità che, pur non essendo assolutamente determinante, fornisce una traccia che condiziona le successive tappe dello sviluppo.
In base allo studio della Ainsworth la reazione del bambino di fronte all’estraneo, e in particolare i comportamenti del bambino al momento del ricongiungimento con la figura materna sono di fondamentale importanza per capire che tipo di attaccamento manifesta il bambino. La procedura per valutare la paura dell’estraneo, definita Strange Situation, tradotta in italiano come Situazioni Insolite, si compone di otto episodi presentati in ordine fisso a partire da quelli ritenuti meno ansiogeni. Dopo un breve periodo di familiarizzazione il bambino é osservato con la madre nella stanza predisposta dallo sperimentatore. L’ambiente gli é sconosciuto ma non presenta alcun aspetto allarmante. Lo scopo é di vedere quanto tempo egli impieghi ad allontanarsi dalla madre per andare ad esplorare i giocattoli lasciati a sua disposizione. Mentre la madre é presente uno sconosciuto entra e inizia un lento approccio col bambino. A questo punto la madre si allontana. Dopo pochi minuti la madre ritorna e lo sconosciuto se ne va. La madre viene invitata a richiamare di nuovo l’attenzione del bambino sui giocattoli, con la speranza di ripristinare il comportamento esplorativo allo stesso livello in cui si trovava quando, all’inizio, il bambino era solo con lei. Successivamente si produce una seconda separazione ed il bambino viene lasciato solo nell’ambiente sconosciuto. Per valutare se c’è un’ansia maggiore in risposta al restare da solo, piuttosto che all’essere separato una seconda volta, ed anche per verificare se la separazione é più disturbante della presenza dell’estraneo, l’estraneo é fatto rientrare nella stanza prima dell’ultimo ritorno della madre.alle reazioni del bambino sono stati definiti dei sistemi di codificazione che distinguono innanzitutto tre principali tipi di attaccamento che sono stati ulteriormente divisi in sottogruppi diversi.
• L’attaccamento ansioso evitante (A) si ha quando il bambino evita di avvicinarsi o di interagire con la madre al momento della riunione. Il bambino può sia ignorare la madre al suo ritorno, sia mettere in atto manovre di evitamento andando lontano, evitando lo sguardo, passando oltre la madre senza dar segno di notarla. L’attaccamento di questi bambini é insicuro.
• Nel caso dell’attaccamento sicuro (B) il bambino ricerca la vicinanza della madre, vuole esserle vicino e toccarla, specialmente negli episodi di ricongiungimento. Questo tipo di attaccamento é indice di un buon legame.
• Quando il bambino presenta una forte resistenza al contatto ed alla interazione dà l’impressione di essere ambivalente e cioè di volere la vicinanza e, nel contempo, di rifiutarla. Questi comportamenti sono indice di un attaccamento insicuro (C).
• Main e Salomon (1989) individuarono una quarta categoria che individuava bambini con un attaccamento insicuro disorganizzato (D) dove nel bambino dominano gli atteggiamenti di apprensione, di confusione, addirittura di depressione descritti meglio di seguito.

Le relazioni genitore-figlio operativamente “malfunzionanti” provocano attaccamenti insicuri e disturbati che in una età successiva contribuiscono a pattern insicuri. L’attaccamento disorganizzato è quello che più degli altri ha un ruolo importante nel mettere in relazione salute mentale e relazioni di attaccamento. In particolare dagli studi effettuati sulla relazione tra stili di attaccamento e disturbi mentali diagnosticati secondo le tipologie del DSM-IV utilizzando self report sugli adolescenti emerge che:
• gli evitanti/distaccati sono più predisposti a sviluppare disturbi della personalità di tipo narcisistico e antisociale, disturbi della condotta, disturbi di tipo paranoide, schizoide e schizotipico. Inoltre manifestano più dei sicuri ansietà generalizzata, panico sociale, fobia sociale, agorafobia, disturbi post-traumatici da stress, disturbi ossessivo compulsivi, tendenze paranoidi, psicoticismo, somatizzazioni, distimia, depressione, ansia, e dipendenza da sostanze.
• gli ambivalenti/preoccupati sono più dei sicuri ansia generalizzata, panico sociale, fobia sociale, agorafobia, disturbi post traumatici da stress, disturbi ossessivo-compulsivi, tendenze paranoidi, psicoticismo, somatizzazioni, distimia, depressione, ansia, dipendenza da sostanze, manifestando inoltre ostilità e depressione più degli evitanti e tendenze suicide, sintomi agorafobici, problemi della condotta, tratti di personalità ansiosi e distimici, disturbi istrionici, disturbi ossessivo compulsivi, disturbi borderline.
• I disorganizzati dimostrano sintomatologia depressiva e disturbi borderline della personalità.
Per quanto riguarda invece le ricerche condotte in età adulta su questionari self report si nota:
• Evitanti/distaccati associati con disturbo schizoide, disturbo narcisistico;
• Ambivalenti/preoccupati associati con personalità evitante, personalità dipendente, disturbi del comportamento alimentare, disturbo borderline della personalità;
• Disorganizzati associati a disturbo schizoide, disturbo narcisistico, disturbo schizotipico, tendenze schizotipiche, personalità evitante, disturbo borderline di personalità, disturbo ossessivo-compulsivo, autolesionismo, sindromi paranoidi.

Bibliografia

**Attili, G. (2007), Attaccamento e costruzione evoluzionistica della mente, Raffaello Cortina Editore, Milano;
**Ainsworth M.D.S., Blehar M.C., Waters E. et Wall S. (1978). Patterns of attachment: a psychological study of the strange situation, Hillsdale (NJ), Erlbaum;
**Bowlby J. (1969, 1973, 1980), Attachment and loss. New York, Basic Books, trad. it. Attaccamento e perdita, Torino, Boringhieri, 1982, voll. I, II, III;
**Holmes, J. (1993). John Bowlby and Attachment Theory. London: Routledge (trad. It. La teoria dell’attaccamento. John Bowlby e la sua scuola, Raffaello Cortina, Milano, 1994); · **Main M. et Salomon J. (1989), Procedures for identifying insecure-disorganized infants, in (a cura di) di Greenberg, M., Cicchetti, D. et Cummings, Procedures for assessing attachment in the preschool years, E.M. Chicago, University of Chicago Press;

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