Vergogna

23 marzo, 2009
Categoria: Psicopatologia 

La vergogna è un’emozione che implica uno stato di dispiacere o di paura intesi come frustrazione oppure come minaccia di frustrazione di scopi che riguardano l’autoimmagine, cioè l’immagine di sè. Ci si può vergognare solo di cose che causano valutazioni negative nei nostri confronti e nei confronti di coloro (inclusi noi stessi) dai quali desideriamo essere valutati positivamente. Avere una buona immagine di sè significa implica così il ricere valutazioni positive altrui; quanto più queste sono stabili e generali tanto più l’immagine sarà stabile e consolidata.

Gli ingredienti cognitivi della vergogna sono:

Credenze fattuali: A si vergogna di B, perché B condivide le credenze sul fatto, oggetto della vergogna, cioè

C1: A assume F il fatto,

C2: A assume che B assume F

C3: B assume che A assume F

C4: B assume che A assume C3.

Valutazioni: Le valutazioni inferibili dai fatti F, cioè dalla credenza fattuale, devono essere negative alla luce di un criterio.

Valori: A e B devono condividere il criterio di valutazione relativo all’immagine di A. Ma A può anche vergognarsi di fronte a se stesso se ha dei criteri pertinenti al fatto F.

Le condizioni per cui si ha vergogna dunque sono che A assuma F e crede che tale assunzione sia condivisa con B; A crede che da F si possa inferire una valutazione negativa da parte di B; A crede di condividere con B il valore rispetto a cui avviene la valutazione. La condivisione di valori implica che A possieda il valore in questione; quindi per vergognarsi nei confronti degli altri occorre che A si vergogni nei confronti di sé stesso, ma non il contrario. Talvolta però il valore condiviso non genera vergogna se A non condivide le credenze fattuali di partenza oppure non condividere il processo inferenziale che produce valutazioni negative.

Il correlato neurovegetativo della vergogna si manifesta attraverso il rossore del viso, che comunica la sensibilità del soggetto per la valutazione altrui e la condivisione dei valori rispetto ai quali avviene la valutazione. E’ interpretabile come un atto di ammissione e di scusa utilizzato per inibire aggressioni sociali. La condivisione dei valori è una condizione essenziale del rossore e della vergogna per la preoccupazione dell’opinione altrui. Per arrossire occorre condividere sinceramente il valore rispetto a cui siamo inadeguati, in quanto reazione involontaria e sincera. Oltre al rossore anche abbassare lo sguardo o il capo per evitare gli sguardi altrui sono segnali attraverso cui ci si sottrae al giudizio, segnali interpretabili anche come pacificazione e rinuncia al controllo, e abbandono al potere altrui.

 

Bibliografia

**Catelfranchi, Miceli (2002), Fondamenti di cognitivismo clinico, Bollati Boringhieri.

 

E' interessante? Informa i tuoi amici con..