Perfezionismo e criticismo sono fattori di rischio, perchè?

Il perfezionismo è un modo particolare di rappresentare la realtà che si avvia fin dall’infanzia per mezzo di schemi cognitivi più o meno stabili nel tempo. Gli schemi cognitivi sono rappresentazioni schematiche della conoscenza in termini di “se-allora” legati a situazioni, eventi e immagini che riproponendosi significativamente nell’esperienza dei nostri giorni creano regolarità funzionali adattive.
Nel perfezionismo la convinzione incapsulata nello schema è che si possa meritare amore e attenzione solo se si è perfetti. E’ chiaro come anche il costrutto del controllo sia coinvolto in tale information processing. Le esperienze vissute che sappiamo caratterizzarsi lungamente nell’ambiente familiare esigono infatti normalmente delle categorizzazioni che danno vita al pensiero. Lo scopo è quello di creare economia cognitiva in termini temporali e funzionali e pertanto tali schemi diventano automatici. In altre parole pensieri e convinzioni si attivano automaticamente in continuazione e soprattutto in situazioni specifiche. Questo significa che quando pensiamo ad un evento o meglio quando viviamo un evento talvolta non lo pensiamo intenzionalmente eppure quell’evento nella nostra mente segue un percorso non casuale. E’ quel percorso già tracciato dai ripetuti solchi delle nostre impronte a favorire spesso una determinata meta.
Negli ultimi studi si è sottolineato come un ambiente di sviluppo particolarmente critico possa predisporre alla manifestazione di disturbi tra cui i DCA, il DOCP, il DBP. In particolare l’aderenza alle norme “critiche” allontanerebbe l’individuo dall’interiorizzazione della norma stessa e della regolazione emotiva, che è un sintonizzatore emozionale necessario all’evolversi delle competenze emotivo-relazionali e riflessive. Sembrerebbe infatti che nelle anoressiche poter controllare normativamente una motivazione innata come quella della fame produca una forte sensazione di successo e di amabilità. E’ infatti la gravosa paura di fallire che suscita un così forte bisogno di controllo sugli insuccessi e di monitoraggio coatto degli scopi secondo le norme. Quando si dice norma si intende in termin naif “ciò che è bene e ciò che male”, “ciò che si deve e ciò che non si deve”, intesi con rigidità e dicotomicamente. Ciò inevitabilmente non può che legarsi alla difficoltà di leggere i propri stati interni e se vogliamo in questa accezione possiamo parlare di alessitimia.

Secondo Dalla Grave il perfezionismo sarebbe mantenuto da quattro processi che legano la paura di fallire alla ricerca ostinata del successo, e sono:

1) Valutazione della prestazione
Una volta che gli standard personali siano stati fissati, la prestazione è valutata ripetutamente e rigorosamente. In questo contesto la prestazione non si riferisce solo al raggiungimento di un particolare obiettivo, ma anche alla prestazione dell’individuo in termini di impegno posto per raggiungere l’obiettivo (vedi sopra uso delle conseguenze avverse come evidenza che gli standard e la prestazione sono sufficientemente esigenti).
I soggetti perfezionisti valutano la loro prestazione utilizzando regole dicotomiche che sono soddisfatte o non lo sono. Tale tipo di valutazione necessita di una grande dose di autocontrollo: l’autocontrollo è, infatti, fondamentale per il perfezionista per raggiungere i propri obiettivi esigenti.

2) Non riuscire a soddisfare gli standard
Le persone perfezioniste sono auto-critiche e valutano se stesse negativamente quando non riescono a soddisfare i loro standard. L’auto-critica e la valutazione negativa di sé è facilitata sia dal monitoraggio ipervigilante della prestazione sia dall’attenzione selettiva che le persone perfezioniste pongono agli errori percepiti o compiuti, e dalla non considerazione delle parti delle prestazioni prive di errori. L’attenzione selettiva include tipicamente comportamenti di checking che possono essere visibili (ad esempio, rileggere più volte lo stesso lavoro) o non visibili (ad esempio, scrutinare la propria prestazione).

3) Riuscire a soddisfare gli standard
Quando una persona perfezionista riesce a soddisfare i propri standard si possono verificare due conseguenze: a) un aumento temporaneo della valutazione di sé, che a sua volta agisce come rinforzo intermittente per inseguire tali standard; b) un’immediata rivalutazione degli standard, che vengono considerati troppo bassi. Ciò facilita il fallimento e l’auto-critica.

4) Evitare e procrastinare i lavori in un dominio saliente
È inevitabile per alcune persone che inseguono i loro standard ed hanno paura dei non riuscire a soddisfarli, ritardare l’inizio del compito (procrastinazione), abbandonare il lavoro a metà o evitarlo completamente.

Bibliografia
**Dalle Grave, Analisi cognitivo comportamentale del perfezionismo.

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