Ragionamento e senso di colpa.. cosa vince?!

26 giugno, 2009
Categoria: Psicopatologia 
Un recente studio di Francesco Carone1, Antonio Di Sabato1, Valentina Costa1, Franco Garau1, Andrea Peruquet1, Francesco Mancini2 e Amelia Gangemi2 (III Forum sulla Formazione in Psicoterapia Cogniva, 27-28/03/2009, Assisi) valuta come l’uso dei controfattuali (se… allora…), possa modificare l’espressione emotiva, in particolare del senso di colpa.
(•1 Scuola di Psicoterapia Cognitiva, Associazione di Psicologia Cognitiva, Verona
•2 Scuola di Psicoterapia Cognitiva, Associazione di Psicologia Cognitiva, Roma)

Ma cosa sono i controfattuali?
I controfattuali sono immagini di scenari alternativi al fatto realmente accaduto. Gli scenziati cognitivi che studiano il pensiero, ed in particolare il ragionamento, descrivono tali processi cognitivi in termini di “se ►allora” che concatenati formano sistemi di produzione.
Un esempio:
“Immagina di stare andando a prendere il treno ed incontrare un amico con cui ti fermi a parlare. Proseguendo verso la stazione ti accorgi che il treno è già partito”.
Controfattuale:
se
il mio amico non mi avesse fermato a parlare (allora) non avrei perso il treno (notare che sia l’antecedente che il conseguente sono espressi in forma negativa).

A tal proposito è interessante ricordare che esistono controfattuali upward (situazione immaginata migliorativa) e downward (situazione immaginata peggiorativa). I due tipi di controfattuali secondo alcuni studiosi vengono utilizzati diversamente in uno stile esplicativo ottimista e pessimista.
Il pensiero controfattuale svolge un ruolo chiave nell’attribuzione causale, cioè l’attribuzione delle cause dell’evento considerato che sono interne (sè) o esterne (fattori ambientali o altri soggetti).
Recenti ricerche dimostrano come l’utilizzo del pensiero controfattuale possa mutare le esperienze emotive dei soggetti (Niedenthal, Tangney, Gavanski, 1994).
L’assetto mentale controfattuale avrebbe l’effetto di modificare l’orientamento cognitivo dei soggetti, rendendoli più analitici ed in grado di ricercare relazioni tra variabili
, e questo aumenta lo scetticismo verso l’interpretazione dominante euristica (Galinsky Moskowitz, 2000), aumenta l’accuratezza nel prendere decisioni (Galinsky & Kray, 2004), ed alcune prestazioni cognitive di decision making (Galinsky & Moskowitz 2006).

Ritornando allo studio iniziale (Carone, Mancini, Gangemi et al., SPC-APC1,2) sull’effetto dei controfattuali nella modulazione dei sensi di colpa, è emerso che:

  • Nei gruppi controfattuali vs gruppi di controllo (produzione di controfattuali assente) c’è una diminuzione significativa di senso di colpa post “storia-di-colpa” rispetto al controllo (t test p<0.05);>
  • La produzione di controfattuali sulla situazione può ridurre il senso di colpa dei soggetti;
  • Aumentare la produzione di controfattuali favorisce l’analisi degli eventi successivi, attraverso un assetto mentale analitico. In altre parole l’assetto mentale – mind set – volto analiticamente alla situazione emotigena riduce il senso di colpa vissuto dal soggetto.

Riferimenti

**Galinsky, A. D., & Kray, L. J. (2004). From thinking about what might have been to sharing what we know: The effects of counterfactual mind-sets on information sharing in groups. Journal of Experimental Social Psychology, 40, 606-618.
**Galinsky, A. D., & Moskowitz, G. B. (2000). Perspective taking: Decreasing stereotype expression, stereotype accessibility and in-group favoritism. Journal of Personality and Social Psychology, 78, 708-724.
**Galinsky, A. D., & Moskowitz, G. B., (2000). Counterfactuals as behavioral primes: Priming the simulation heuristic and the consideration of alternatives. Journal of Experimental Social Psychology, 36, 357-383.
**Niedenthal, P.M., Tangney, J., & Gavanski, I. (1994). “If only I weren’t” versus “If only I hadn’t”: Discriminating shame and guilt in counterfactual thinking. Journal of Personality and Social Psychology, 67, 585-595.


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