Se perseguo i miei fini lavorativi allora perderò i miei affetti. Il ruolo delle credenze patogene.

29 settembre, 2009
Categoria: Attaccamento, Psicopatologia 
Le credenze patogene sono convinzioni inconsce, strutturantesi in parallelo ad un’aspettativa, anch’essa scarsamente consapevole, di una sicura e severa punizione. Sono patogene perché generano sofferenza psichica, si inseriscono pervasivamente nel funzionamento e nell’adattamento socio-relazionale del soggetto. Sono forti convinzioni che motivano il soggetto a comportarsi contrariamente alla sua intenzione implicita.

“E’ la proposizione inconscia del “se-allora” ad innestare una “consecutio patogena” che, esemplificando, può essere così espressa: “Se perseguo i miei fini e per questo mi distacco dai miei genitori, allora essi si ammaleranno”. Nel caso descritto, la rappresentazione emozionale che modula l’evento della differenziazione è permeata dalla credenza che distaccarsi dalle proprie figure parentali implichi l’arrecare loro danno e sarebbe simbolicamente equivalente ad un desiderio o comportamento distruttivo nei loro confronti. Tale credenza, per innestarsi, trova fondamento nella matrice evolutiva primaria ed è un esempio di schema cognitivo-affettivo di una credenza patogena in cui il tentativo di autonomia è accompagnato dal senso di colpa di separazione, dal senso di colpa del sopravvissuto e da possibili varie altre risposte disadattive che elicitano lo sviluppo di processi psicopatologici (Modell 1983)” (in Gennaro e Bucolo, Psicologia del profondo, 2007).

L’inconscio teorizzato da Weiss, Sampson et al. (1982, 1986) include rappresentazioni, credenze, regole e schemi cognitivo-affettivi: “è una complessa struttura cognitivo-affettivo-motivazionale basata su un funzionamento implicito di disposizioni e proposizioni cognitive associate a determinate esperienze emotive ed emotivogene” (Gennaro e Bucolo, 2007).
In tale prospettiva, il piano inconscio si qualifica come un progetto attivo inconsciamente che orienta il paziente verso la ricerca di individui capaci di aiutarlo nella disconferma delle proprie credenze patogene. L’attuazione e realizzazione del “piano” sono subordinate al superamento di “azioni di prova”, test o prove, a cui l’altro viene sottoposto continuamente, consentendogli di riproporre le proprie credenze patogene in modo sistematico.
Il soggetto mette in atto un controllo inconscio, perciò, un “funzionamento mentale superiore” che implica l’esistenza di una pianificazione inconscia realizzata attraverso la funzione del pensiero, della capacità di anticipazione, di verifica, di scelta ed attraverso l’esame di realtà.
Punto chiave del lavoro psicoterapeutico, secondo Weiss, Sampson et al. (1982; 1986), è l’esplicitazione delle assunzioni implicite e dei sistemi di credenze disfunzionali che possono mostrarsi all’interno della relazione terapeutica mendiante certe “condizioni di sicurezza” (un clima affettivo e relazionale sostenitivo rispetto all’elaborazione di credenze ed aspettative patogene), le quali consentono all’interno di tale setting di essere rappresentate e modellate.


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