Rottura dei legami e perdite. Difficoltà patologiche?!

26 ottobre, 2009
Categoria: Attaccamento, Depressione Maggiore, Psicopatologia 

La costruzione e la rottura dei legami sono temi centrali nello studio dell’attaccamento. Esso si sviluppa a partire dagli studi etologici, in particolare dal contributo di Harlow (1958) che allevò scimmiette dimostrando la loro preferenza verso la mamma fantoccio piuttosto che la mamma biberon. La funzione dell’attaccamento è probabilmente quella di protezione dai predatori.
L’attaccamento è infatti innato e trasversale alle specie viventi. Si definisce come il comportamento che conduce al raggiungimento o al mantenimento della vicinanza con un altro individuo ‘preferito’ considerato in genere più forte e/o più esperto. Tale comportamento ci accompagna dalla culla alla tomba.
Il modo in cui esso si svolge e si regolarizza definisce le modalità relazionali ed i legami affettivi. Ciò avviene sin dai primi giorni di vita cioè da quando l’uomo si fa ‘sociale’ e condivide lo stesso ambiente, le stesse risorse e le stesse qualità simboliche di altri suoi simili. Infatti esso si manifesta in modo particolarmente intenso nell’infanzia in direzione dei genitori, ma continua ad essere presente anche in età adulta verso una figura attiva e dominante, spesso un parente, o il partner. Esso si attiva ogni volta che una persona è malata o in difficoltà, ed è suscitato in modo particolarmente intenso quando la persona è spaventata o quando la figura di attaccamento non è presente.
Dall’osservazione delle modalità del comportamento di attaccamento e dunque dalle sue caratteristiche qualitative si possono distinguere quattro macrocategorie (A, B, C, D). Le tipologie C, A, e D sono quelle che con maggiore frequenza vengono messe in relazione alla probabilità di sviluppare psicopatologia.
Attualmente la letteratura riporta un consistente numero di informazioni sul modo in cui gli adulti reagiscono a gravi lutti e a perdite. Anche se l’intensità del dolore varia considerevolmente da individuo a individuo come pure la durata di ogni fase, esiste uno schema globale di quattro fasi principali (Bowlby, 1961). Esse sono:
1. Fase del torpore (“non aver provato assolutamente niente”, ecc.), che dura in genere da poche ore a una settimana e che può essere interrotta da attacchi di angoscia e/o collera di estrema intensità;
2. Fase dello struggimento e della ricerca della figura persa(“recarsi nei luoghi legati alla figura persa, ecc.”), che dura mesi e spesso anni;
3. Fase di disorganizzazione e disperazione;
4. Fase di maggior o minor grado di riorganizzazione.
Mediamente la durata del processo è di 1 anno. In relazione al tipo di attaccamento il processo attraverso cui si attraversano le diverse fasi può avere degli inceppamenti che possono generare evoluzioni psicopatologiche. In alcuni casi infatti si osservano delle stasi nella fase 2 o 3, come nel caso della depressione maggiore in cui si oscilla continuamente tra speranza e disperazione.
Tale modello che nasce dagli studi sul lutto, riguarda anche, con processualità simile, gli eventi di perdita particolarmente significativi per l’individuo, come ad esempio la rottura di una relazione amorosa, la separazione ed il divorzio, e così via.

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