Narcisismo, il disturbo e la dissociazione.

La personalità narcisistica origina da diverse dimensioni della mente che si identificano in: a) un particolare mind set, o stato della mente, b) un’alterazione delle capacità metacognitive e di decentramento, cioè una difficoltà a comprendere le menti altrui, c) la sensazione di non condividere le proprie esperienze con un altro significativo, e che in generale esse non siano condivisibili d) un modo tipico di regolare la propria immagine e l’autostima attraverso biases nei propri comportamenti, e) un uso predominante di valori anziché di emozioni e di significati interpersonali per regolare il proprio comportamento, f) la presenza di caratteristici cicli interpersonali disfunzionali (Semerari et al.2002). Tali dimensioni non sono tutte presenti in ogni paziente ma sono prototipiche del disturbo in sè.
Il narcisismo è in altre parole uno schema emotivo e affettivo dissociato dalla coscienza. In esso prevale il ruolo della proceduralità che corrisponde al saper fare, il quale prevale sulla consapevolezza causale di determinate emozioni. E’ possibile descriverlo in altri termini come un modo di vivere la relazione con l’altro senza entrare in un vero e proprio rapporto, una relazione vissuta in modo immediato e irriflesso, nonchè inconscio. Questo è il motivo per cui è inutile dire ad un narcisista che è un narciso; risponde sempre: “chi? Io?” Secondo la moderna psicanalisi gli schemi affettivi ed emotivi dissociati dalla coscienza ricalcano, certo con maggiore supporto empirico e maggiori conoscenze neurologiche, i vecchi complessi junghiani a tonalità affettiva. I complessi junghiani furono pensati come nuclei autonomi, nati e legati a specifiche esperienze, e dissociati dal Complesso dell’Io, la capacità dell’individuo di riflettere sulla propria intenzionalità secondo Jung. I complessi dissociati sono i veri padroni del mondo emotivo del narcisista, e la loro autonomia li rende metaforicamente come se provenissero dal di fuori. E’ per questo che il valore estetico dell’immagine ha tanta importanza per le persone vanitose ed esibizioniste. Il narcisista esperisce se stesso per interposta persona; egli ha sempre bisogno di un riscontro esterno, il senso di sé gli viene offerto da un altro che rimane sempre, come lo ha definito Heinz Kohut, un oggetto-sé.
Esiste un certo accordo tra gli autori sul fatto che il narcisista esperisca certi stati mentali saltando dall’uno all’altro, ed infatti uno dei primi sintomi diagnostici è la sensazione di vuoto, noia e anestesia emozionale (Kohut, 1971). In tal senso il paziente si trova ad assumere piani esperienziali incongruenti che vanno dalla preoccupazione ipocondriaca, all’entusiasmo per un successo, la grandiosità, il potere e di nuovo il senso di vuoto, di fragilità, di inferiorità. Lo shift da uno stato della mente all’altro rappresenta in sé una scarsa integrazione della rappresentazione del sé ed in tal senso la dissociazione. Infatti le caratteristiche alessitimiche cioè di non interpretazione delle sensazioni di debolezza, paura, fragilità consentono di mantenere un senso di forza falsato; quando tali emozioni si affacciano alla coscienza del narcisista egli non riesce ad affrontarle perchè non possiede coping, pertanto esperisce un progressivo arousal negativo. E’ possibile che proprio durante l’attivazione delle emozioni negative e delle immagini inaccettabili di sé esse vengano tenute fuori dalla coscienza, in modo analogo ad un sintomo dissociativo all’interno del quale scorrono tali emozioni.
Tale dissociazione ha origine da quando il bambino viene fin da piccolo ammirato selettivamente per le sue abilità e le sue qualità, scotomizzando o sottovalutando altri tratti semplicemente normali. Da adulto perciò il narcisista è aggrappato al doversi sentire speciale per ricevere attenzione senza essere capace di esprimere l’emozione della paura, della tristezza per il timore di essere rifiutato. Questi tratti restano dissociati e conducono nel paziente ad un evitamento consapevole d’intimità, con emozioni di ansia e vergogna, oppure di rabbia riferibili alla paura del giudizio e alla protezione del sé.

Riferimenti bibliografici

G. Dimaggio, A. Semerari, M. Falcone, G. Nicolò , A. Carcione, e M. Procacci (2002) Metacognition, States of Mind, Cognitive Biases, and Interpersonal Cycles: Proposal for an Integrated Narcissism Model, Journal of Psychotherapy Integration, Vol. 12, No. 4, 421–451;
E. R. Goren (1995), Review Essay: Narcissism and the Interpersonal Self, Psychoanalytic Psychology, 72(2), 329-342;
E. Bleiberg (2001), Trattamento dei disturbi di personalità nei bambini e negli adolescenti, Giovanni Fioriti Editore, Roma.

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