La demenza e la diagnosi precoce

27 giugno, 2010
Categoria: Demenze 
La caratteristica essenziale della demenza è la presenza di più deficit cognitivi, in particolare della memoria e di una delle funzioni cognitive tra aprassia, agnosia, afasia o del funzionamento esecutivo. Tali deficit secondo il DSM-IV devono essere sufficientemente gravi da provocare menomazione del funzionamento lavorativo o sociale, e devono rappresentare un deterioramento rispetto al precedente livello di funzionamento.
In particolare la compromissione della memoria, cioè della capacità di apprendere nuove informazioni o la perdita di informazioni apprese, rappresenta un sintomo precoce importante.
I pazienti con deterioramento cognitivo lieve (disturbi della memoria ma funzioni cognitive e attività quotidiane nella norma) dovrebbero essere identificati e seguiti nel tempo per una possibile evoluzione verso la demenza di Alzheimer.
La malattia di Alzheimer rappresenta il 50-60% delle varie forme di demenza: in Italia si stimano 500.000 persone colpite e se ne prevede il doppio nel 2050. Ne risultano colpite il 10% delle persone al di sopra dei 65 anni e il 50% di quelle al di sopra degli 85 anni.
La demenza è misconosciuta nelle fasi iniziali , invece una diagnosi precoce potrebbe permettere di intervenire tempestivamente sulle cause reversibili, avviare terapie in grado di ritardare la progressione della malattia, agire più incisivamente sulle capacità cognitive residue, organizzare meglio la vita del malato e dei familiari (American Academy of Neurology, 2001).
Secondo le linee guida dell’AAN si possono distinguere 10 sintomi premonitori:
  1. Perdita di memoria che compromette la capacità lavorativa;
  2. Difficoltà nelle attività quotidiane;
  3. Problemi di linguaggio;
  4. Disorientamento nello spazio e nel tempo;
  5. Diminuzione della capacità di giudizio;
  6. Difficoltà nel pensiero astratto;
  7. Mettere la cosa giusta nel posto sbagliato;
  8. Cambiamenti di umore o di comportamento;
  9. Cambiamenti di personalità;
  10. Mancanza di iniziativa.

Come viene diagnosticata la malattia di Alzheimer?
Il neurologo e il neuropsicologo possono fare diagnosi a partire dalla storia medica e psichiatrica, un esame neurologico, esami di laboratorio (per escludere anemia, deficit di vitamine e altre condizioni patologiche), un esame delle funzioni cognitive, un colloquio con i membri della famiglia o con il caregiver.

Quali trattamenti farmacologici e non farmacologici sono disponibili oggi?
I farmaci utilizzati sono chiamati inibitori dell’acetilcolinesterasi e sono capaci di migliorare la qualità della vita e di alcune funzioni cognitive soprattutto nei malati in fase lieve e moderata. Ecco perchè il riconoscimento precoce di un disturbo cognitivo e la diagnosi tempestiva sono molto importanti. Nessun farmaco può far regredire o bloccare l’evoluzione della malattia.
Anche la vitamina E può essere utile in alcuni sintomi dell’Alzheimer, perchè è un antiossidante che protegge le cellule celebrali dai radicali liberi che ne provocano la morte.

Tra i cambiamenti comportamentali e psicologici i malati di Alzheimer possono manifestare sospettosità, aggressività, paranoia o mancanza di igiene personale. Allo scopo di migliorare la qualità della vita quotidiana si possono consigliare passeggiate, ginnastica dolce, musica durante i pasti e il bagno, programmare le attività quotidiane, toilette compresa, stimolare abilità nuove e diverse rinforzandone i risultati positivi, considerare l’utilizzo di farmaci per depressione, psicosi, agitazione.

Riferimenti bibliografici
*Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, DSM-IV TR, Masson;
*Practice parameter: Diagnosis of dementia (an evidence based review) – Report of the Quality Standards Subcommittee of the American Academy of Neurology; Neurology 2001; 56:1133-1142.

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