Mi sento un estraneo in mezzo agli altri, e fortunatamente diverso (migliore)

Il tema di vita principale del narcisista è il valore di sè e per questo si impegna costantemente a regolare l’autostima misurando il proprio valore personale. Spesso la causa dei suoi problemi è esterna: colleghi incapaci, familiari noiosi, amanti indecisi. Egli giudica negativamente le proprie debolezze: chi è debole è sottomesso, chi chiede aiuto diventa schiavo. La rabbia è un’emozione che appare spesso: il narcisista percepisce gli altri come di ostacolo ai propri scopi e reagisce attaccandoli o disprezzandoli (Conti, 2011).

“L’isolamento relazionale chiude il narcisista fuori dalle porte del mercato, nato come protezione (Modell, 1984), teorizzato come esercizio ascetico di sdegno, si risolve nella mancata pratica di rapporti sociali e abilità metarappresentative. I piani di vita restano intenzioni, effetto è spoliante. Il narcisista alla lunga si spegne emotivamente o guarda invidioso, il naso incollato alla finestra, la vita vissuta dagli altri. La depressione segue a breve. [...] L’incapacità di connettere lo stato interno con le variabili esterne non permette di muoversi verso le persone che elicitano emozioni gradevoli, comprendere che l’attrazione che si prova è un trasporto affettivo e non semplice eccitazione sessuale, che il malumore sperimentato dipende dal peso del super-lavoro. Infine, agire in perenne disaccordo con quanto corpo e desideri detterebbero, rende il narcisista preda di un sottile, invincibile senso di insoddisfazione e invalidazione .. e si sente quindi vuoto, la vita gli appare grigia, ontologicamente insensata” [Semerari & Dimaggio, 2003].

I cicli interpersonali riguardano le relazioni con l’altro che si ripetono convalidando ciclicamente le credenze (convinzioni più o meno esplicite) rispetto se stessi. Tali cicli oltre a peggiorare le relazioni, impediscono il raggiungimento di obiettivi ed emergono primariamente nella relazione. Uscendo dal ciclo tipico con cui si relaziona agli altri “il narcisista perde affetti, vive e crea malanimi, amareggiato vede gli altri passargli avanti, si crede un genio incompreso o un fallito” [Semerari & Dimaggio, 2003]. In alternativa sceglie un gruppo specifico “dei migliori” con cui relazionarsi per sentirsi diverso e superiore. Egli ha comunque difficoltà a percepire l’altro e la sua “esistenza”, e difficoltà di condivisione. I piani sono sempre quelli di superiorità (stato grandioso del sé idealizzato) o di sottomissione (stato depressivo dello stato indesiderato).

I narcisisti infatti oscillano tra stati di grandiosità, vuoto, vergogna, depressione angosciosa e disregolazione emozionale con tendenza all’acting-out (agire la rabbia aggressivamente).

Kernberg (1975) descrive le oscillazioni tra sentimenti di insicurezza e inferiorità da un lato e fantasie onnipotenti dall’altro.
Le oscillazioni tra gli stati  vanno dagli stati di vuoto, noia, anestesia emozionale che attivano shift (passaggi di stato mentale) verso ruminazioni ipocondriache che a loro volta sono sostituite da un transitorio entusiasmo conseguente a successi conseguiti o lodi ricevute; esso lascia infine il passo ad angoscia e all’iniziale senso di vuoto (Kohut, 1971).

La rappresentazione di sè perciò corrisponde all’essere efficiente, capace, performante ed autosufficiente con senso di dominio verso gli altri (es. Essere autosufficiente per allontanarsi ed essere diverso dagli altri.)

Lo stato temuto è quello di dimostrare la propria debolezza, di essere senza corazza, “schiacciabile dagli altri” (es. “Non posso chiedere aiuto, perchè dimostrando la mia debolezza potrei essere schiacciato dagli altri, quello che provo è da allontanare. Perciò induco freddezza nell’altro, faccio finta di niente quando invece vorrei essere riconosciuto nel mio bisogno”). Per affrontare questa immagine di sè il narcisista si crea un’immagine grandiosa ed ideale di sè di perfezione, di successo in tutto quello che fa, di essere il migliore impegnandosi faticosamente in più attività (dinamica del decatleta) utlizzando disprezzo e indifferenza verso gli altri – i quali avrebbero il potere di svelare la sua fragilità, i suoi errori, i suoi sbagli.

Lo stato desiderato (non espresso) è quello di essere finalmente riconosciuto nella propria fragilità senza essere ridicolizzati, schiacciati dall’altro. E’ su questo tema che si basa principalmente la terapia.

I narcisisti si sentono anche indissolubilmente appartenenti alla loro famiglia e sentono di avere un debito nei loro confronti  che devono saldare. La percezione della sofferenza della famiglia che si è in qualche modo sacrificata per lui, una famiglia integra, perfetta a cui deve qualcosa evoca il senso di colpa per cui spesso il godersi qualcosa per il proprio desiderio viene meno. Riconoscere i propri desideri è un altro tema importante da affrontare in terapia.

 

Riferimenti bibliografici

*Semerari, Dimaggio (2003). I disturbi di personalità. Modelli e trattamento. Laterza editore.

**Conti (2011). Seminario sul disturbo narcisistico di personalità presso Scuola di Psicoterapita Cognitiva, Roma.

 

 

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