La terapia cognitivo comportamentale degli adulti ADHD

11 novembre, 2011
Categoria: ADHD, Impulsività 

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La prima cosa da chiarire è che l’ADHD non è causata da pensieri disfunzionali o negativi. L’ADHD è il risultato di una complessa combinazione di fattori genetici e biologici. L’esperienza di vita di una persona ADHD, soprattutto quando il disturbo non è stato dovutamente diagnosticato nell’infanzia, é comunque permeata da significati clinicamente non trascurabili del sistema di credenze riferite al sé, al mondo e al futuro (la cosiddetta triade cognitiva di Beck; Beck, 1967). I pensieri e le credenze (pensieri gerarchizzati e strutturati) interagiscono con emozioni e comportamenti producendo un’ampia gamma esperienziale.

Il modello della Terapia Cognitivo Comportamentale o CBT, non assume che le cognizioni siano la mera causa di ogni emozione o comportamento ma sostiene che rappresentino il cardine d’intervento per capirne e modificarne i pattern.  Sebbene la prospettiva della CBT nel trattamento degli adulti con ADHD sia quella di modificare e cambiare i pattern di pensiero maladattivi scatenati nel corso di alcune situazioni, per il clinico è importante considerare la presenza di quei pensieri reattivi come la punta di un iceberg costruito sulla base di altri processi cognitivi ed evolutivi che vanno utilizzati tutti insieme per un piano di trattamento comprensivo e individualizzato.

La concettualizzazione cognitivo comportamentale della persona adulta ADHD inizia con la consapevolezza che l’ADHD è un disturbo evolutivo delle funzioni esecutive altamente ereditabile e che probabilmente influisce sul suo funzionamento dai primi anni di vita.  L’ADHD influisce su vari aspetti dell’attenzione, del funzionamento cognitivo e dell’autoregolazione, e potrebbe avere un ruolo importante nel connotare le situazioni e le relazioni interpersonali nel corso della vita. Alcuni individui ADHD ad un certo punto della loro vita si dicono “faccio le cose in modo diverso dagli altri” e descrivono di rendersi conto che alcuni compiti e situazioni sono per loro più impegnative rispetto agli altri. Ciò è importante per capire che gli individui ADHD sono consapevoli di queste differenze che fin dall’infanzia hanno influito nelle loro esperienze di vita.

Vorrei infine porre l’attenzione sui cosiddetti schemi e credenze nucleari, i primi intesi come strutture cognitive o categorie mentali che servono per riconoscere ed interpretare gli stimoli del mondo (il nostro “libro delle regole” fatto di esperienze personali e sociali che opera automaticamente), le seconde sono specifiche espressioni proposizionali in forma di regole o frasi “se-allora” riferite ai diversi domini schematici.

Dunque alcuni schemi e alcune credenze nucleari tipiche degli adulti ADHD osservate da Ramsay e Rostain (2003) sono:

  • Auto-sfiducia: es. “Non posso contare su me stesso per fare ciò di cui ho bisogno..mi deludo sempre!”
  • Fallimento: es. “Non sono riuscito a soddisfare le mie aspettative. Ho sempre fallito e fallirò sempre nelle cose che mi propongo di fare!”
  • Incompetenza/Negligenza: es. “Sono davvero incapace di gestire le necessità basilari della vita”.
  • Inadeguatezza/Incompetenza: es. “Sono fondamentalmente una persona sbagliata, imperfetta”.
  • Instabilità: es.“La mia vita sarà sempre caotica e tumultuosa”.

Il trattamento CBT degli assunti personali elencati costituisce solo una parte del protocollo, di cui si parlerà ancora nei prossimi post.

Riferimenti bibliografici

Ramsay & Rostain, (2003) “A Cognitive Therapy Approach for Adult Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder”, Journal of Cognitive Psychoterapy: an international quarterly;  17, pp. 319-334.

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