Mindfulness come trattamento dell’ADHD nei bambini e negli adulti

10 maggio, 2013
Categoria: ADHD, Mindfulness 

I miglioramenti funzionali e strutturali a carico del sistema attentivo, in particolare rispetto ai meccanismi di autoregolazione e di inibizione della risposta automatica, rappresentano le dimensioni centrali cui la mindfulness può agire (Bishop et al., 2004; Brown & Ryan, 2003; Davidson et al., 2003; Lazar et al., 2005; Schwarz & Begley, 2002; Segal et al., 2002; Slagter et al., 2007; Jha, Krompinger & Baime, 2007; Raffone e Srinivasan, 2009). Tali meccanismi risultano fondamentali rispetto al Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività (DDAI o in inglese Attention Deficit and Hyperactivity Disorder, ADHD; DSM-IV TR; APA, 2000) poiché contribuiscono significativamente al processo di autoregolazione (Posner & Rothbart, 1998), un concetto che, con ampie sfumature emotive e comportamentali, viene considerato centrale negli attuali programmi riconosciuti dalla comunità scientifica per il trattamento cognitivo comportamentale dell’ADHD (Kochanska e Aksan, 2006).

I benefici attribuibili alla mindfulness nel trattamento della sintomatologia ADHD riguardano principalmente:

  1. La regolazione dell’attenzione e dei processi cognitivi coinvolti: le difficoltà cognitive riscontrate negli ADHD si manifestano principalmente nei processi di linguaggio (es. fluenza verbale, lettura ecc.), nella memoria di lavoro, nell’inibizione delle risposte automatiche e nell’attenzione (Barkley, 1997; Nigg, Blaskey, Stawicki, & Sachek, 2004; Seidman, 2006; Verte, Geurts, Roeyers, Oosterlaan, & Sergeant, 2006). Alcune di queste funzioni contribuiscono a determinare le funzioni esecutive (FE), meglio definite come abilità di pianificazione, identificazione di obiettivi e messa in opera degli stessi. La pratica formale ed informale della mindfulness coinvolge ripetutamente le FE rinforzandole e producendo effetti specifici a carico dell’autoregolazione.
  2. La regolazione emotiva: Barkley (1997) mette in relazione la regolazione emotiva con le difficoltà di inibizione della risposta e l’impulsività.
    Gli studi di neuroimaging suggeriscono che le persone ADHD differiscono dalle altre nella struttura e nel funzionamento delle aree deputate alla regolazione emotiva, quali l’amigdala e la corteccia prefrontale ventromediale (Cardinal, Winstanley, Robbins, & Everitt, 2004; Plessen et al., 2006). Rispetto alle componenti riconosciute da Barkley, la mindfulness si propone come osservazione consapevole dello stato emotivo, nel momento presente in maniera nè evitante, nè dissociata. L’attenzione al respiro, impiegata nella pratica formale e informale, può indurre rilassamento ed abbassare l’attivazione psicofisiologica, aspetti cruciali dell’esperienza emotiva e dell’impulsività.
  3. La regolazione dello stress: le persone ADHD sembrano rispondere allo stress diversamente dalle altre non ADHD. Alcuni studi dimostrano percentuali elevate di comorbilità con il disturbo post-traumatico da stress (Kessler et al., 2005; Smalley et al., 2008)  e suggeriscono l’ipotesi di un’associazione tra ADHD e risposte alterate allo stress. In tutti questi casi la mindfulness può ad esempio contribuire al rilassamento ed al benessere psicofisico (Benson, 1997; Kabat-Zinn, 1994).

In Italia sono in corso studi che confermano l’efficacia del trattamento mindfulness nell’ADHD (Pagnanini, Giannandrea, Raffone, Berendregt, Porfirio; in press) e che dimostrano un miglioramento statisticamente significativo nelle misure neuropsicologiche del sistema attentivo (funzioni di alerting, conflict and orienting attention – all’Attentional Network Test). Per ulteriori informazioni r.pagnanini@gmail.com

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