“Lo so dire”: comunicare ed essere se stessi

  • “Le persone o gli eventi possono stimolare la nostra rabbia, ma la sua vera causa si trova sempre nei giudizi che formuliamo.
  • Pensare che gli altri abbiano sbagliato ci impedisce di riconoscere i nostri bisogni “non soddisfatti”.
  • Diventare consapevoli dei nostri bisogni ci aiuta ad individuare soluzioni soddisfacenti per tutti.
  • Sviluppare strategie rivolte a soddisfare i nostri bisogni ci permette di trasformare la rabbia in azioni che arricchiscono la vita”

(M. Rosenberg, 2011)

La rabbia è l’emozione associata al pensiero di subire un torto, un’ingiustizia da qualcuno. Tale emozione non va repressa ma capita e facendolo può rivelarci informazioni essenziali sui bisogni insoddisfatti che ne sono alla radice. Per farlo possiamo imparare a comunicare in un modo particolare

A cosa dovrebbe servirci? Ovvio a realizzare i nostri bisogni. Come si fa? (Salva l’articolo in pdf)

Per primo occorre distinguere tra stimolo e causa della rabbia: lo stimolo (il fatto) non è mai la causa della nostra rabbia. Ad esempio se abbiamo fatto una richiesta importante al nostro datore di lavoro ed è già passato un mese ma non abbiamo sue risposte, dobbiamo definire questo evento come stimolo della rabbia e non come causa. E’ necessario avere chiarezza di ciò che ha stimolato la rabbia senza mescolarvi giudizi o valuazioni.

Per secondo notiamo semplicemente quello che è accaduto (stimolo) e cerchiamo di capire come ci siamo sentiti e perchè. Forse emergeranno pensieri del tipo: “è indifferente alle mie necessità.. ce l’ha con me.. fa sempre così quando gli chiedo qualcosa..è un menefreghista”. Questi pensieri sono intepretazioni del fatto e sono pertanto la causa della nostra rabbia. (Non c’è niente di sbagliato, proviamo semplicemente a riconoscere e ad essere consapevoli che le interpretazioni che attribuiamo al fatto causano la nostra rabbia)

La causa della nostra rabbia dunque è il nostro comportamento non quello altrui. Sopresi eh?! Se pensiamo che una persona ci stia facendo sentire in un certo modo è difficile non immaginare di punirla. LA CAUSA DEI NOSTRI SENTIMENTI NON è MAI QUELLO CHE LA PERSONA FA MA è IL MODO IN CUI LO INTERPRETIAMO (ibidem). Il secondo passo consiste perciò nell’essere consapevoli che è la particolare valutazione che facciamo del comportamento degli altri (giudizi moralistici) a causare la nostra rabbia.

Per terzo dunque dovremmo cercare il bisogno che è alla radice della nostra rabbia, perchè sappiamo che nasce da bisogni insoddisfatti. A questo punto dovremmo sviluppare un vocabolario di bisogni ed entrare in contatto con il sentimento e il bisogno che è dietro al giudizio formulato.

Infine dovremmo provare a dire qualcosa alla persona interessata, in questo modo:

  1. Descrivo il fatto, l’evento (cos’è successo) senza incolpare o criticare: “quando io vedo che.. non rispondi alla mia richiesta dopo un pò di tempo..”
  2. Dico come mi sento in rapporto al fatto: “mi sento….scoraggiato, triste..afflitto/solo”
  3. Esprimo i bisogni, valori, desideri, aspettative o i pensieri che causano le emozioni appena riferite: “perchè ho bisogno di….assentarmi per un giorno dal lavoro, per avere del tempo da dedicare alla mia salute (es. una visita)”
  4. Avanzare delle richieste (non pretese!) che potrebbero arricchire la mia vita “e vorrei che tu…fossi disposto ad aiutarmi in questa necessità”.

….E funziona anche se è solo una persona a farlo.

Riferimenti

M. Rosenberg (2011).”Le sorprendenti funzioni della rabbia”, Ed. Esserci.

E' interessante? Informa i tuoi amici con..