Dipendenza affettiva, ansia e agorafobia

luglio 21, 2015 by · Leave a Comment
Filed under: Agorafobia, Disturbi d'Ansia, Disturbi dell'Umore 

Attacchi di panico e agorafobia sono disturbi comuni nelle persone dipendenti. 
Per alcuni versi l’agorafobia è il disagio in risposta  alla dipendenza, proprio perché viene a mancare una normale espressione dell’autonomia, della capacità di scoprire il mondo ed essere indipendenti. Nella dipendenza infatti ci si può sentire come bambini, incapaci di sopravvivere da soli e con l’unica speranza di potersi aggrappare a qualcuno che si prenderà cura di noi. Le paure più comuni sono la morte, la follia, la povertà, la perdita della casa, cioè forme estreme di impotenza. Pur non avendo attacchi di panico l’esperienza della vulnerabilità, favorisce alti livelli d’ansia e forte senso di inadeguatezza circa ogni nuova responsabilità (es. un nuovo lavoro, laurea, matrimonio, maternità).
Le origini della dipendenza possono risalire dai comportamenti eccessivamente o scarsamente protettivi dei genitori.
Genitori iperprotettivi hanno un atteggiamento soffocante nei confronti del figlio, non concedendo libertà e sostegno necessari ad essere autosufficiente e scoraggiando comportamenti autonomi.
I genitori insufficientemente protettivi invece non si prendono cura adeguatamente dei figlio, che appare autonomo ma di fatto ha un forte bisogno di dipendenza, essendosi trovato ad affrontare il mondo e a fare cose che normalmente vengono apprese ad un’età successiva.
I normali passi verso l’autonomia che possono venire a mancare nelle persone dipendenti sono:
la creazione di una base sicura di accudimento e protezione (dei genitori),
l’allontanamento da questa base per creare l’autonomia.

Fonte bibliografica:
“Reinventa la tua vita”, Young & Klosko; pag. 200. Cortina Editore.

 

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Sì a luoghi e persone familiari, NO alle condizioni di costrizione fisica, agli spazi aperti. E’ AGORAFOBIA?!

giugno 6, 2013 by · Leave a Comment
Filed under: Agorafobia, Attaccamento, Disturbo di Panico 

“…quando uno psichiatra esamina il problema dell’agorafobia è subito colpito dalla sua somiglianza con la fobia della scuola. In entrambe i tipi di casi risulta che il paziente ha paura di andare in un posto in cui vi è dell’altra gente; in entrambi egli è esposto ad attacchi di angoscia, depressione e sintomi psicosomatici; in entrambi lo stato viene precipitato spesso da una malattia o da una morte; in entrambi il paziente risulta “iperdipendente”, risulta figlio di genitori che soffrono da lungo tempo di nevrosi, e spesso anche è sotto il dominio di una madre “iperprotettiva”. Infine un numero notevole di pazienti agorafobici da bambini rifiutavano la scuola…” (Bowlby, Attaccamento e Perdita, 2: La separazione dalla madre, 1973, pag. 367)
Seguendo la descrizione bowlbiana Guidano ritiene che l’agorafobico, oltre ad avere un’ attaccamento caratterizzato da ansia da separazione (C), abbia sperimentato ripetutamente le esperienze “ipercontrollanti” delle figure genitoriali: “mantengono uno stretto contatto con il bambino limitandone indirettamente la ricerca fisiologica di autonomia, spaventandolo con la descrizione di un mondo esterno pieno di pericoli o frenandolo mediante continue minacce di abbandono” (Guidano, 1988, p. 162).
Considerando in maniera più completa l’evoluzione del soggetto agorafobico, uno dei concetti da spiegare è il passaggio dall’ansia da separazione ad un’organizzazione spiccatamente autonoma e intollerante ai legami. In tal senso il modello di Guidano può aiutarci. Egli descrive come la risposta all’ipercontrollo genitoriale (attaccamento C) sia determinata da:

  •     l’ansia da separazione,
  •     la frustrazione e il bisogno di esplorazione.

L’ansia da separazione nasce dal bisogno di protezione e dalla percezione di “un sè debole e vulnerabile”.

Credersi deboli a sua volta compromette l’idea di autonomia e libertà.

Tale condizione determina una forte intolleranza ai legami affettivi e alle situazioni di costrizione in generale (claustrofobia). I pensieri tipici di chi soffre di agorafobia sono solitamente di questo tipo: “Starò male” “Sono troppo lontano da casa e può succedermi qualcosa” “Non posso stare in questo posto tutto questo tempo” “Come farò ad andare via?” “Non posso andare da solo” “Non posso stare da solo”. Read more

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