Ipocondria: mille mali, un solo disturbo. Una soluzione.

novembre 15, 2010 by · Leave a Comment
Filed under: Disturbi d'Ansia, Ipocondria 

Colui che soffre di ipocondria possiede un’immagine di sé caratterizzata dall’idea di essere un individuo fragile, debole, vulnerabile (Guidano e Liotti,1983; Reda 1986; Lorenzini e Sassaroli 1987). Per comprendere i bias (interpretazioni erronee) coinvolti nel disturbo ipocondriaco è utile valutare il piano esistenziale di chi ne soffre. Esso è basato principalmente su scopi che riguardano “non essere malati”, “non essere deboli”, “essere prudenti e all’altezza delle proprie responsabilità” (Mancini, 1998). Un soggetto è ipocondriaco se continua a interpretare alcune sensazione corporee come segno di malattia nonostante abbia ricevuto rassicurazioni mediche pertinenti e nonostante possegga le capacità intellettive per compiere le inferenze opportune dalle informazioni ricevute. La credenza del paziente ipocondriaco è una credenza scarsamente giustificata (Davidson 1986; Magri 1991), in altre parole ciò che sa e che è riuscito a sapere tramite le dovute rassicurazioni, non spiega completamente le proprie convinzioni sullo stato della sua salute.
I fattori cognitivi identificati per spiegare questo disturbo sono di tipo strutturale, funzionale e interattivo (circoli viziosi). Gli errori cognitivi tipici del disturbo attivano modalità di risoluzione del problema difettose (pregiudizio confermatorio, ancoraggio, modalità di rappresentazione e manipolabilità di credenze) e circoli viziosi che mantengono il disturbo. Il confirmation bias, ad esempio è una naturale tendenza a cercare evidenze che confermino un’ipotesi iniziale tralasciando le informazioni falsificanti; in tal senso il paziente ipocondriaco selezionerebbe soltanto le informazioni, i dati, le sensazioni coerenti con il proprio timore iniziale finendo per consolidarlo (Salkovskis 1996). Il timore tipico del paziente ipocondriaco, per fare un esempio, è quello di essere gravemente malato e viene mantenuto dall’interpretazione erronea di sintomi fisici normali come segni di malattia. Tale preoccupazione viene mantenuta dalle componenti cognitive, emotive, fisiologiche e comportamentali che si attivano in seguito ai bias di attentenzione selettiva. In particolare il paziente ipocondriaco male interpreta le informazioni provenienti da comportamenti di check e monitoraggio di sensazioni fisiologiche interne e delle caratteristiche esteriori del corpo, risultando così continuamente stimolato dalle ruminazioni sul proprio stato di salute.
La continua ricerca di rassicurazioni mediche produce perciò un primo “temporaneo” sollievo, disattivato successivamente dalla disconferma selettiva dei dati dirimenti. Questo avviene per merito del cosiddetto “pensiero magico” per cui “preoccuparsi” servirebbe a “neutralizzare le preoccupazioni”, producendo al contrario l’effetto di iperinvestimento e selezione delle informazioni esterne confermanti la propria ipotesi erronea, e perciò l’amplificazione della preoccupazione di partenza.

Bibliografia
*Davidson D. (1986). Deception and division. In Elster J. (a cura di), The multiple self. Cambridge University Press, Cambridge, trad. It. Il sè multiplo, 1990, Feltrinelli, Milano.
*Guidano V.F. e Liotti G. (1983). Cognitive processes and emotional disorder. Guilford, New York.
*Lorenzini R. e Sassaroli S. (1987). La paura della paura. N.I.S., Roma.
*Magri T. (1991). Il dilemma delle teorie filosofiche delle emozioni. In Magri T. e Mancini F. (a cura di), Emozione e conoscenza, Editori Riuniti, Roma.
*Mancini F. (1998). La mente ipocondriaca ed i suoi paradossi. Sistemi Intelligenti, vol. X, 85-98.
*Reda M.A. (1986). Sistemi cognitivi complessi e psicoterapia. N.I.S., Roma.
*Salkovskis P.M. (1996). The cognitive approach to anxiety: threat beliefs, safety-seeking behavior and
the special case of health anxiety and obsession. In Salkovskis P.M. (a cura di), Frontiers of cognitive therapy, pp.48-74, Guilford, New York.

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