I valori come direzioni di vita

I valori sono i desideri più profondi del nostro cuore riguardo a come vogliamo interagire e rapportarci con il mondo che ci circonda, con le altre persone e con noi stessi.

Sono i principi guida che possono orientarci e motivarci mentre ci incamminiamo lungo la vita.

Valori e obiettivi non sono la stessa cosa. I valori sono le direzioni verso le quali continuiamo a procedere, mentre gli obiettivi sono ciò che desideriamo conseguire lungo la via. Un valore è come andare a est; un obiettivo è come la montagna o il fiume che vogliamo oltrepassare mentre viaggiamo in quella direzione. Gli obiettivi possono essere raggiunti e cancellati dalla lista, mentre i valori sono un processo costante.” (Russ Harris, 2008. La trappola della Felicità, Erickson ed.)

Nella tabella sotto vengono riassunte dei valori rispetto ai quali ognuno di noi investe nella vita.

Per ogni VALORE possiamo provare a DESCRIVERE cosa significa per noi->   es. VALORE *COPPIA*

Essere un compagno fedele, disponibile, presente

e poi quali OBIETTIVI raggiungere affinchè ciò si realizzi (es.):

  • - Passare del tempo insieme questo mercoledì e nel weekend
  • - Fare un viaggio insieme
  • - Chiederle com’è andata la giornata e ascoltare con attenzione
  • - Offrirle un aiuto per le difficoltà di cui mi racconta
  • ……
  • ……
  • ecc.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per riflettere sui VALORI possiamo chiederci:
- Cosa è profondamente importante per me?
- Cosa voglio che sia la mia vita?
- Quali qualità personali voglio sviluppare?
- Come voglio essere con gli altri?

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Mindfulness come trattamento dell’ADHD nei bambini e negli adulti

maggio 10, 2013 by · Leave a Comment
Filed under: ADHD, Mindfulness 

I miglioramenti funzionali e strutturali a carico del sistema attentivo, in particolare rispetto ai meccanismi di autoregolazione e di inibizione della risposta automatica, rappresentano le dimensioni centrali cui la mindfulness può agire (Bishop et al., 2004; Brown & Ryan, 2003; Davidson et al., 2003; Lazar et al., 2005; Schwarz & Begley, 2002; Segal et al., 2002; Slagter et al., 2007; Jha, Krompinger & Baime, 2007; Raffone e Srinivasan, 2009). Tali meccanismi risultano fondamentali rispetto al Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività (DDAI o in inglese Attention Deficit and Hyperactivity Disorder, ADHD; DSM-IV TR; APA, 2000) poiché contribuiscono significativamente al processo di autoregolazione (Posner & Rothbart, 1998), un concetto che, con ampie sfumature emotive e comportamentali, viene considerato centrale negli attuali programmi riconosciuti dalla comunità scientifica per il trattamento cognitivo comportamentale dell’ADHD (Kochanska e Aksan, 2006).

I benefici attribuibili alla mindfulness nel trattamento della sintomatologia ADHD riguardano principalmente:

  1. La regolazione dell’attenzione e dei processi cognitivi coinvolti: le difficoltà cognitive riscontrate negli ADHD si manifestano principalmente nei processi di linguaggio (es. fluenza verbale, lettura ecc.), nella memoria di lavoro, nell’inibizione delle risposte automatiche e nell’attenzione (Barkley, 1997; Nigg, Blaskey, Stawicki, & Sachek, 2004; Seidman, 2006; Verte, Geurts, Roeyers, Oosterlaan, & Sergeant, 2006). Alcune di queste funzioni contribuiscono a determinare le funzioni esecutive (FE), meglio definite come abilità di pianificazione, identificazione di obiettivi e messa in opera degli stessi. La pratica formale ed informale della mindfulness coinvolge ripetutamente le FE rinforzandole e producendo effetti specifici a carico dell’autoregolazione.
  2. La regolazione emotiva: Barkley (1997) mette in relazione la regolazione emotiva con le difficoltà di inibizione della risposta e l’impulsività. Read more

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Il cervello di chi medita è davvero diverso? Intervista ad un monaco buddhista e ad uno scienziato cognitivo

L’intervista di A. Gentile di Radio3 Scienza a Ajahn Chandapalo, abate del convento buddista Santacittarama di Rieti, e Antonino Raffone, psicologo cognitivo dell’università La Sapienza di Roma. La domanda che pone l’intervistatore è “..il cervello di chi medita è davvero diverso?”
Ascolta l’ intervista completa, molto interessante!

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Se la coppia è in crisi…ecco alcune domande utili.

Se la coppia è in crisi, cosa c’è che non va?
Eppure “…ci amavamo tantissimo!
Pensare all’amore come “è la persona che mi completa!”, “l’amore eterno”, “è amore quando tutto è facile”, “è un compagno/a perfetto/a!”, enfatizza caratteristiche collegate ad uno stato particolare dei sentimenti. Se intendiamo l’amore come regolato da sentimenti possiamo di certo affermare che inevitabilmente e naturalmente essi si modificheranno nel tempo, un pò come il tempo. Inoltre essi non sono direttamente controllabili e modificabili attraverso la nostra volontà, mentre lo sono i nostri comportamenti.
“Smetti di controllare come ti senti, impara a controllare quello che fai!” (R. Harris, 2009).
Le credenze interiorizzate sulla definizione dell’amore, ed i giudizi negativi aiutano la relazione nel senso di danneggiarla. Questo significa che per avere “un buon compagno” non è detto che l’unica soluzione sia che lui/lei corrisponda alla tua definizione.
Dunque, prova a porti alcune domande utilizzate nell’ACCEPTANCE AND COMMITMENT THERAPY (Terapia dell’Accettazione e dell’Impegno all’Azione; R.Harris & S.Hayes), teoria cognitivista basata su evidenze sperimentali, per le problematiche relazionali di coppia.
Sono utili anche se poste da un solo partner, qualora la coppia non si trovi nelle condizioni di rispondere e soffermarsi congiuntamente sul momento presente.
Ora, prendi un foglio e prova a rispondere:

  • Chi voglio essere in questa relazione?
  • Che tipo di qualità personali voglio mettere in gioco nel nostro rapporto?
  • Come desidero comportarmi con continuatività e nel lungo periodo?
  • Cosa voglio rappresentare come partner?
  • Cosa accade al mio amore quando penso a cosa c’è di sbagliato nel mio compagno/a?
  • Che effetto hanno questi pensieri sulla mia relazione?
  • …..

In una relazione non abbiamo il controllo dell’altro/a, è invece più facile averlo su noi stessi e sui nostri comportamenti.
Amare significa: Lasciarsi andare, Aprirsi, Agire in base ai propri Valori, Coinvolgersi (Harris, 2009).

In uscita la traduzione italiana del libro “ACT WITH LOVE” di Russ Harris (2009), a cura di F. Scaglia e M. Ronchei nel prossimo 2011.

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