LE CONSEGUENZE DEL PERFEZIONISMO

Il perfezionismo è un problema quando è collegato a insoddisfazione e all’impossibilità di avere una vita normale.
Per esempio avere degli standard di vita troppo elevati può influire su molti aspetti del vivere quotidiano, come salute, rapporti affettivi, interessi personali e comportamento alimentare.
Nel lavoro si può essere talmente presi dall’attività lavorativa da trascurare qualsiasi cosa, come evitare colleghi e pause (neppure per il pranzo), arrivare per primi e andarsene per ultimi con l’effetto di perdere la simpatia dei colleghi.
Nell’ambiente domestico si può essere ossessionato di avere una casa sempre in ordine trascurando il proprio impegno in altre aree di vita (es. studio/lavoro/relazioni ecc.).
Nelle relazioni si può non riuscire ad accettare il comportamento diverso dal proprio con la conseguenza di seri problemi di convivenza oppure che le persone attorno evitino di parlare di determinate cose facendo sì che manchi un sincero dialogo. Anche avere delle aspettative personali troppo elevate può portare a problemi relazionali, per cui avere uno standard troppo elevato per sè potrebbe significare svalutare l’onesta buona riuscita degli altri.
Nelle attività ricreative, il perfezionismo può impedirvi di divertirvi in quanto anche le attività di svago vengono prese così sul serio e con tanto impegno da diventare un lavoro e perciò perdere la caratteristica ricreativa.
Nell’aspetto fisico e nel comportamento alimentare significa avere convinzioni estremamente rigide riguardo a ciò che si può mangiare e ciò che è da evitare assolutamente e lo sviluppo di ossessioni per le parti del corpo ritenute imperfette (es. dismorfofobia).

Il perfezionismo è una componente importante in alcuni disturbi psicologici quali disturbo depressivo, disturbi d’ansia (disturbo d’ansia generalizzato, disturbo di panico, fobia sociale, ansia da prestazione ecc.), collera, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi alimentari.

Riferimenti bibliografici
Antony, Swinson “Nessuno è perfetto” Eclipsi editore.

E' interessante? Informa i tuoi amici con..

Mi sento un estraneo in mezzo agli altri, e fortunatamente diverso (migliore)

Il tema di vita principale del narcisista è il valore di sè e per questo si impegna costantemente a regolare l’autostima misurando il proprio valore personale. Spesso la causa dei suoi problemi è esterna: colleghi incapaci, familiari noiosi, amanti indecisi. Egli giudica negativamente le proprie debolezze: chi è debole è sottomesso, chi chiede aiuto diventa schiavo. La rabbia è un’emozione che appare spesso: il narcisista percepisce gli altri come di ostacolo ai propri scopi e reagisce attaccandoli o disprezzandoli (Conti, 2011).

“L’isolamento relazionale chiude il narcisista fuori dalle porte del mercato, nato come protezione (Modell, 1984), teorizzato come esercizio ascetico di sdegno, si risolve nella mancata pratica di rapporti sociali e abilità metarappresentative. I piani di vita restano intenzioni, effetto è spoliante. Il narcisista alla lunga si spegne emotivamente o guarda invidioso, il naso incollato alla finestra, la vita vissuta dagli altri. La depressione segue a breve. [...] L’incapacità di connettere lo stato interno con le variabili esterne non permette di muoversi verso le persone che elicitano emozioni gradevoli, comprendere che l’attrazione che si prova è un trasporto affettivo e non semplice eccitazione sessuale, che il malumore sperimentato dipende dal peso del super-lavoro. Infine, agire in perenne disaccordo con quanto corpo e desideri detterebbero, rende il narcisista preda di un sottile, invincibile senso di insoddisfazione e invalidazione .. e si sente quindi vuoto, la vita gli appare grigia, ontologicamente insensata” [Semerari & Dimaggio, 2003].

I cicli interpersonali riguardano le relazioni con l’altro che si ripetono convalidando ciclicamente le credenze (convinzioni più o meno esplicite) rispetto se stessi. Tali cicli oltre a peggiorare le relazioni, impediscono il raggiungimento di obiettivi ed emergono primariamente nella relazione. Uscendo dal ciclo tipico con cui si relaziona agli altri “il narcisista perde affetti, vive e crea malanimi, amareggiato vede gli altri passargli avanti, si crede un genio incompreso o un fallito” [Semerari & Dimaggio, 2003]. In alternativa sceglie un gruppo specifico “dei migliori” con cui relazionarsi per sentirsi diverso e superiore. Egli ha comunque difficoltà a percepire l’altro e la sua “esistenza”, e difficoltà di condivisione. I piani sono sempre quelli di superiorità (stato grandioso del sé idealizzato) o di sottomissione (stato depressivo dello stato indesiderato).

I narcisisti infatti oscillano tra stati di grandiosità, vuoto, vergogna, depressione angosciosa e disregolazione emozionale con tendenza all’acting-out (agire la rabbia aggressivamente).

Kernberg (1975) descrive le oscillazioni tra sentimenti di insicurezza e inferiorità da un lato e fantasie onnipotenti dall’altro.
Le oscillazioni tra gli stati  vanno dagli stati di vuoto, noia, anestesia emozionale che attivano shift (passaggi di stato mentale) verso ruminazioni ipocondriache che a loro volta sono sostituite da un transitorio entusiasmo conseguente a successi conseguiti o lodi ricevute; esso lascia infine il passo ad angoscia e all’iniziale senso di vuoto (Kohut, 1971).

La rappresentazione di sè perciò corrisponde all’essere efficiente, capace, performante ed autosufficiente con senso di dominio verso gli altri (es. Essere autosufficiente per allontanarsi ed essere diverso dagli altri.)

Lo stato temuto è quello di dimostrare la propria debolezza, di essere senza corazza, “schiacciabile dagli altri” (es. “Non posso chiedere aiuto, perchè dimostrando la mia debolezza potrei essere schiacciato dagli altri, quello che provo è da allontanare. Perciò induco freddezza nell’altro, faccio finta di niente quando invece vorrei essere riconosciuto nel mio bisogno”). Per affrontare questa immagine di sè il narcisista si crea un’immagine grandiosa ed ideale di sè di perfezione, di successo in tutto quello che fa, di essere il migliore impegnandosi faticosamente in più attività (dinamica del decatleta) utlizzando disprezzo e indifferenza verso gli altri – i quali avrebbero il potere di svelare la sua fragilità, i suoi errori, i suoi sbagli.

Lo stato desiderato (non espresso) è quello di essere finalmente riconosciuto nella propria fragilità senza essere ridicolizzati, schiacciati dall’altro. E’ su questo tema che si basa principalmente la terapia.

I narcisisti si sentono anche indissolubilmente appartenenti alla loro famiglia e sentono di avere un debito nei loro confronti  che devono saldare. La percezione della sofferenza della famiglia che si è in qualche modo sacrificata per lui, una famiglia integra, perfetta a cui deve qualcosa evoca il senso di colpa per cui spesso il godersi qualcosa per il proprio desiderio viene meno. Riconoscere i propri desideri è un altro tema importante da affrontare in terapia.

 

Riferimenti bibliografici

*Semerari, Dimaggio (2003). I disturbi di personalità. Modelli e trattamento. Laterza editore.

**Conti (2011). Seminario sul disturbo narcisistico di personalità presso Scuola di Psicoterapita Cognitiva, Roma.

 

 

E' interessante? Informa i tuoi amici con..

Il controllo su alimentazione, peso e forma del corpo, è eccessivo?!

L’eccessiva preoccupazione per l’alimentazione, il peso e la forma del corpo può giustificare la presenza di un Disturbo Alimentare. Normalmente il pensiero coinvolto in questo tipo di preoccupazione può assomigliare metaforicamente ad un dvd che gira in continuazione su questi temi. Le persone con un disturbo alimentare valtuano se stesse sulla base del fallimento o perseguimento di standard collegati a tali preoccupazioni, e mettono in atto comportamenti di controllo del corpo e della propria alimentazione in modo pressocchè costante.
Il check del corpo avviene pesandosi più volte al giorno, ispezionado in dettaglio il proprio corpo davanti allo specchio, toccando e prendendo in mano le pieghe del proprio grasso, misurando le parti del corpo con un metro, confrontando il proprio corpo con altre persone e/o con le modelle dei giornali e della televisione, chiedendo rassicurazioni sul proprio peso o forme.
Il check dell’alimentazione avviene sia durante che al di fuori dei pasti. Durante i pasti è possibile che si contino le calorie, il numero di volte che si mastica il boccone di cibo, e poi confrontarsi e controllare quello che mangiano gli altri (in particolare quelli che mangiano poco). Al di fuori dei pasti è possibile che si contino le calorie assunte dopo i pasti, che si leggano ripetutamente le etichette sulla composizione calorica degli alimenti, che si pesi il cibo più volte e che si pianifichino in modo minuzioso e ripetitivo le calorie da assumere durante la giornata.
E’ possibile inoltre mettere in atto dei check che rassicurino la persona sulla quantità e sulla qualità del cibo che sta mangiando.

Tale disturbo ha esordio nella maggior parte dei casi tra i 14 e i 20 anni e colpisce sia il sesso maschile che quello femminile. Nel sesso maschile può manifestarsi per esempio in coloro che cercano nella dieta, nella palestra e nell’esercizio fisico (ecc.) il raggiungimento di una particolare forma fisica (es. culturisti).
Un disturbo dell’alimentazione si mantiene perchè serve a mantenere una dieta rigida e la restrizione dietetica cognitiva, mantiene elevate le preoccupazioni per il controllo dell’altimentazione, ostacola l’alimentazione sociale e provoca isolamento.
Ciò provoca effetti cognitivi e umorali da denutrizione, come difficoltà di concentrazione, inflessibilità e rigidità, isolamento, ansia, depressione, irritabilità, labilità dell’umore.

Tra i fattori più spesso in relazione con i disturbi alimentare vi sono il perfezionismo clinico (studi familiari-genetici hanno dimostrato che il perfezionismo è un fattore di rischio specifico per la bulimia nervosa e l’anoressia nervosa – Halmi et al, 2000), la bassa autostima nucleare, intolleranza alle emozioni, difficoltà interpersonali.

Riferimenti bibliografici
*Dalle Grave R., Terapia Cognitivo Comportamentale dei Disturbi del Comportamento Alimentare. Positive Press, Verona, 1999
*Halmi et al, Am J Psychiatry. 2000;157(11):1799-805.

E' interessante? Informa i tuoi amici con..

"Dovrai fare meglio se vorrai essere utile" (cit. i miei)

“La vita è imprevedibile e dura. Occorre perciò essere controllati, giusti e corretti con gli altri, evitando di commettere errori” : è la visione pervasiva del mondo di chi soffre di un disturbo ossessivo compulsivo di personalità (Len Sperry, 2006, “CBT of DSM-IV Personality Disorder”).
La visione di sè è: “Se qualcosa va storto ne sono responsabile”; inoltre vede se stesso come affidabile, competente, giusto.
Secondo il DSM-IV TR (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders -Copyright Fourth Edition—Text Revision, 2000, American Psychiatric Association) questo disturbo si caratterizza per un quadro pervasivo di preoccupazione per l’ordine, il perfezionismo ed il controllo sia mentale che interpersonale, a spese di flessibilità, apertura ed efficienza. Tali aspetti emergono principalmente a partire dalla prima età adulta e si presentano in una varietà di contesti, che sono almeno quattro (o più) dei seguenti:
(1) è preoccupato per i dettagli, le regole, le liste, l’ordine, l’organizzazione,
gli orari nella misura che il punto principale dell’attività è perduto;
(2) mostra un perfezionismo che interferisce con il completamento compito (per esempio, è in grado di completare un progetto perché il suo proprio standard troppo rigidi non sono soddisfatte);
(3) è eccessivamente dedicato al lavoro e la produttività, escludendo le attività di svago
e le amicizie;
(4) è coscienzioso, scrupoloso e inflessibile su questioni o di moralità, etica, o non valori;
(5) non è in grado di disfarsi usurate o oggetti senza valore, anche quando non hanno valore affettivo;
(6) è riluttante a delegare compiti o lavorare con gli altri a meno che non impone all’altro il proprio modo di fare le cose;
(7) adotta uno stile avaro di spesa verso sé e gli altri, il denaro è visto come qualcosa che deve essere accumulato per future catastrofi;
(8) mostra rigidità e testardaggine.

Le situazioni che rendono vulnerabili e scatenano la sintomatologia delle persone con DOCP (Disturbo Ossessivo Compulsivo di Personalità) riguardano solitamente lo stress del contatto con ruoli di autorità, situazioni confusionarie e destrutturate, relazioni intime con l’altro (Othmer & Othmer, 2002).

Lo stile cognitivo è riflessivo, ruminativo, doverizzante, privo di fantasia, basato su regole rigide (“schematico”), risulta assertivo nelle situazioni di sfida, e trova piacere nell’obbedienza.
Lo stile affettivo è evitante, costrittivo e solitario, con emotività inibita e scarsa empatia.

L’immagine sottostante rappresenta le dimensioni disfunzionali presenti nel DOCP (fonte Len Sperry, 2006, CBT of DSM-IV Personality Disorderd, pag.198).

Gli obiettivi della terapia potrebbero focalizzarsi sul potenziamento emotivo (“pensa meno e senti di più”), sulla modificazione del perfezionismo (riducendolo), e sull’uso più frequente di spontaneità e giocosità in più contesti (ibidem, pag.201).

Riferimenti bibliografici

*Reprinted with permission from the Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders.
Copyright Fourth Edition—Text Revision, 2000, American Psychiatric Association.
*Cognitive Behavior Therapy of DSM-IV-TR Personality Disorders: Highly Effective Interventions for the Most Common Personality Disorders, Second Edition. Len Sperry (2006), Routledge; 2 edition.

E' interessante? Informa i tuoi amici con..

Pagina successiva »