LE CONSEGUENZE DEL PERFEZIONISMO

Il perfezionismo è un problema quando è collegato a insoddisfazione e all’impossibilità di avere una vita normale.
Per esempio avere degli standard di vita troppo elevati può influire su molti aspetti del vivere quotidiano, come salute, rapporti affettivi, interessi personali e comportamento alimentare.
Nel lavoro si può essere talmente presi dall’attività lavorativa da trascurare qualsiasi cosa, come evitare colleghi e pause (neppure per il pranzo), arrivare per primi e andarsene per ultimi con l’effetto di perdere la simpatia dei colleghi.
Nell’ambiente domestico si può essere ossessionato di avere una casa sempre in ordine trascurando il proprio impegno in altre aree di vita (es. studio/lavoro/relazioni ecc.).
Nelle relazioni si può non riuscire ad accettare il comportamento diverso dal proprio con la conseguenza di seri problemi di convivenza oppure che le persone attorno evitino di parlare di determinate cose facendo sì che manchi un sincero dialogo. Anche avere delle aspettative personali troppo elevate può portare a problemi relazionali, per cui avere uno standard troppo elevato per sè potrebbe significare svalutare l’onesta buona riuscita degli altri.
Nelle attività ricreative, il perfezionismo può impedirvi di divertirvi in quanto anche le attività di svago vengono prese così sul serio e con tanto impegno da diventare un lavoro e perciò perdere la caratteristica ricreativa.
Nell’aspetto fisico e nel comportamento alimentare significa avere convinzioni estremamente rigide riguardo a ciò che si può mangiare e ciò che è da evitare assolutamente e lo sviluppo di ossessioni per le parti del corpo ritenute imperfette (es. dismorfofobia).

Il perfezionismo è una componente importante in alcuni disturbi psicologici quali disturbo depressivo, disturbi d’ansia (disturbo d’ansia generalizzato, disturbo di panico, fobia sociale, ansia da prestazione ecc.), collera, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi alimentari.

Riferimenti bibliografici
Antony, Swinson “Nessuno è perfetto” Eclipsi editore.

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L’invidia

ottobre 26, 2011 by · Leave a Comment
Filed under: Psicopatologia 

L’invidia è un’emozione che nasce dal confronto che fa A invidioso di uno scopo S compromesso, invece realizzato da B invidiato. La tipologia di scopi riguarda il potere, l’immagine o l’autoimmagine. L’invidia si esprime con:

Il confronto di potere di A con B rispetto ad S
L’esito negativo per A di tale confronto (A ha meno potere di B)
Il malanimo di A verso B, associato ad S, che B non raggiunga tali scopi.

E’ importante precisare che B potrebbe non avere lo scopo di trovarsi nello stato desiderato di A, oppure non vorrebbe trovarcisi; in altre parole l’invidia è rivolta anche a scopi ipotetici che B sarebbe in grado di raggiungere. Lo scopo inoltre è identico in A e B.

Il malanimo di A è il sentimento di uno scopo ultimo (o terminale) di tipo aggressivo nei confronti di B. [Talvolta lo scopo S di A è di non avere meno potere di B e può riguardare una classe di scopi sovraordinati i quali generano concorrenza tra gli scopi S di A e S di B ad uno dei livelli di S.] Questi scopi sono molto vicini all’immagine, all’autoimmagine ed agli scopi a queste connessi.

Gli scopi la cui frustrazione provoca invidia, dunque, sono il potere, l’immagine e l’autoimmagine.

Per quanto riguarda invece “chi” invidiare, normalmente la scelta ricade con più facilità sulla persona più vicina in termini spazio-temporali, di età, genere e reputazione. Conoscere la persona invidiata favorisce certo l’attivarsi dell’emozione “invidia” perché rende maggiormente disponibile il confronto di potere e di conseguenza i pensieri collegati alla possibilità di vedere compromessa la propria immagine. Le persone più vicine sono anche quelle che hanno scopi e potere simili. I correlati neurovegetativi dell’invidia sono in pratica assimilabili alla rabbia (=pensiero: “non è giusto che B abbia raggiunto S”) e alla frustrazione di uno scopo, e si evidenziano nell’ arousal e nell’aumento della frequenza cardiaca.

Bibliografia

**Catelfranchi, Miceli (2002), Fondamenti di cognitivismo clinico, Bollati Boringhieri.

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Salute mentale in (quasi) tre parole..

aprile 7, 2011 by · Leave a Comment
Filed under: Psicopatologia 

La distinzione tra malattia e salute è da ritenersi utile in particolar modo rispetto alla promozione e all’intervento sul benessere della singola persona. Le scienze psicologiche e psicoterapeutiche attuali sono quasi unanimemente d’accordo nel riconoscere delle componenti fondamentali del benessere e della salute mentale della persona.

In particolare possiamo distinguere tre macro aree oggetto d’interesse in materia di salute mentale:

  • Il singolo
  • l’ambiente
  • il rapporto del singolo con l’ambiente

e più nello specifico rispetto al singolo e al rapporto che il singolo ha con l’ambiente:

  • la rappresentazione di sè
  • la rappresentazione del mondo inteso come ambiente, eventi, fatti
  • la rappresentazione di sè con l’altro.

In modi solo in parte differenti la maggior parte delle scuole psicoterapiche si propongono di migliorare e di promuovere la salute mentale intervenendo su:

  1. la storia di vita della persona (es. riconoscere i momenti di crisi, di cambiamento, di difficoltà .. ecc.)
  2. il riconoscimento delle proprie emozioni (es. imparare a riconoscere le emozioni, etichettarle e riconoscere gli stati somatici correlati)
  3. imparare a collegare le emozioni con i pensieri e le situazioni attivanti (es. A evento: vedo l’imbocco dell’autostrada, B pensiero: “oddio, non sono capace di guidare, potrei morire alla prima curva..!voglio fermarmi..devo fermarmi o morirò!”, C emozione: ansia, paura)
  4. sviluppare il riconoscimento dei propri stati mentali ed emotivi disfunzionali (es. in questo momento è arrivato il pensiere di essere un incapace, “Laura incapace”)
  5. rinforzare le proprie competenze comportamentali funzionali e apprenderne nuove (es. aumentare la gamma di comportamenti disponibili per affrontare determinate situazioni)
  6. riconoscere le difficoltà nelle relazioni con gli altri sulla base del riconoscimento dei propri stati mentali, sulla rappresentazione dell’altro e dei cicli sè-altro che si ripetono in modo disfunzionale.
  7. porsi obiettivi raggiungibili e concreti verso cui dirigere la propria vita sia individualmente che in relazione all’altro.

Testi e tecniche di auto aiuto (a sostegno dell’ intervento psicoterapeutico ) sono:

- Libri su ABC delle emozioni e assertività

- Libri di auto-aiuto sullo specifico disturbo

- Mindfulness (protocollo rilassamento)

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7° Congresso Internazionale di Psicoterapia Cognitivo Comportamentale, Istanbul 2-5/06/2011

Webpage http://www.iccp2011.com/invitation.php

KEYNOTES SPEAKERS & LECTURES
Adam Radomsky

Adrian Wells

Arnoud Arntz

Masterclinician Session :TBA
Pre – Congress Half Day Workshop : Schema Therapy for Borderline Personality Disorder
Arthur Freeman

Masterclinician Session :TBA
Pre – Congress Half Day Workshop: Treating Personality Disorder Across the Lifespan
In – Congress Workshop: Applying CBT in Executive Coaching
Claudia Herbert

Pre – Congress Half Day Workshop: When Thoughts Fail to Surface – Bodystaging as a Method to Work with Complex Trauma and DID
Costas Papageorgiou

Pre – Congress Half Day Workshop: Metacognitive Therapy for Depression
In – Congress Workshop:Brief Cognitive Therapy for Social Phobia
Douglas Turkington

In – Congress Workshop: CBT for Trauma in Psychosis
Ed Craighead

Keynote: Prediction of Remission of Major Depression
Pre – Congress Full Day Workshop: CBT in Bipolar Disorder
Frank Dattilio

Pre – Congress Half Dat Workshop: Cognitive – Behavioral Strategies with Couples and Families
Frank Ryan

In – Congress Workshop: Motivation and change: cognitive behaviour therapy applied to addiction
Fügen Neziroğlu

Pre – Congress Half Day Workshop: Body Dysmorphic Disorder: Conceptualization and Treatment
Jon Kabat-Zinn

Judith Beck

Keynote: CBT for Personality Disorders
In – Congress Workshop:When Basics Don’t Work: Working with Complex Cases
Pre – Congress Full Day Workshop: A Cognitive Behavioral Program for Weight Loss and Maintenance
Masterclinician Session : CBT for Personality Disorders
Keith Dobson

In – Congress Workshop:Conceptualizing & Using Different Strategies for Different Types of Negative Thinking
Linda Craighead

Lata K. McGinn

Pre – Congress Half Day Workshop: CBT in Social Phobia

In – Congress Workshop:Enhancing Exposure and Response Prevention with Cognitive Strategies in the Treatment of OCD
Lorie A. Ritschel

In – Congress Workshop:Cognitive and Behavioral Interventions for Depressed Adolescents
Mark Freeston

Mehmet Sungur

Keynote: What is There to Learn from Sufism to Enchange Awarness and Understanding?
Melek Dağlar

Michael Rosenbaum & Tammie Ronen-Rosenbaum

Masterclinician Session :Treating PTSD in children who have been sexualy abused
In – Congress Workshop: The Positive Power of Imagery: Using imagery in therapy
Nikolaos Kazantzis

Paul Gilbert

In – Congress Workshop: Fear of Compassion
Paul Salkovskis

Keynote: Let me paint you a picture of science: Combining clinical science with clinical art in CBT
Pre – Congress Full Day Workshop: CBT for OCD: Helping People to Choose to Change
In – Congress Workshop: CBT for Health Anxiety
Peter Kinderman

Keynote: Measuring and improving well-being
Robert Leahy

Masterclinician Session :Emotinal Schemas & Emotion Regulation
Pre – Congress Full Day Workshop: Treatment Resistant Anxiety: Using Roadblocks as Opportunities for Change
Sara Tai

In – Congress Workshop: Cognitive Therapy for Mood Swings and Bipolar Disorders
In – Congress Workshop: A transdiagnostic approach to increase clients’ awareness of their problem(s): An introduction to the Method of Levels
Sharon Freeman

Steven Hayes

Pre – Congress Full Day Workshop: ACT in Practice: Creating Rapid Clinical Change
Stefan Hoffmann

Tom Borkovec

Tullio Scrimali

 

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