“Non so più cosa voglio” – Riconnettersi con i propri valori

Secondo il modello dell’Acceptance and Commitment Therapy, uno dei punti più motivanti e importanti per la salute mentale della persona, intesa come flessibilità psicologica, consiste nella connessione con i propri cardini valoriali. I valori non sono il fine, lo strumento, lo scopo o l’obiettivo immediato, ma costituiscono una direzione infinita della vita verso cui camminare per sentirsi pienamente e ricchi. Un valore non è nemmeno la concezione astratta di qualcosa, come ad esempio il lavoro, è semplicemente qualcosa di più personale e sentito come significativo nell’esperienza del singolo.

Un valore potrebbe essere ad esempio “essere un buon compagno di vita”, “essere un buon figlio”, oppure “..un buon professionista”.

Nella vita ci si può sentire lontani dal vivere pienamente uno dei precedenti valori e questo può emergere attraverso la sensazione di disagio, disorientamento e rigidità psicologica.  Ci si può sentire come una lumaca che ritira in continuazione le proprie antennine a furia d’urti, finchè quelle antenne non spuntano più. Si chiamano evitamenti. Il dolore in sè ha la caratteristicha comportamentale ed evoluzionistica dell’evitamentamento. Sono gli evitamenti la maggiore causa delle frustrazioni ai valori fondamentali per il nostro vivere finalisticamente.

(video con narrazione in lingua inglese – metafora comprensibile dalla sola visione)

Secondo il modello terapeutico ACT (Hayes et al. 1999) i valori, l’impegno all’azione, il vivere il momento presente, il sè come contesto, l’accettazione (non intesa nel senso letterale), la defusione cognitiva sono alla base della flessibilità psicologica.

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Se la coppia è in crisi…ecco alcune domande utili.

Se la coppia è in crisi, cosa c’è che non va?
Eppure “…ci amavamo tantissimo!
Pensare all’amore come “è la persona che mi completa!”, “l’amore eterno”, “è amore quando tutto è facile”, “è un compagno/a perfetto/a!”, enfatizza caratteristiche collegate ad uno stato particolare dei sentimenti. Se intendiamo l’amore come regolato da sentimenti possiamo di certo affermare che inevitabilmente e naturalmente essi si modificheranno nel tempo, un pò come il tempo. Inoltre essi non sono direttamente controllabili e modificabili attraverso la nostra volontà, mentre lo sono i nostri comportamenti.
“Smetti di controllare come ti senti, impara a controllare quello che fai!” (R. Harris, 2009).
Le credenze interiorizzate sulla definizione dell’amore, ed i giudizi negativi aiutano la relazione nel senso di danneggiarla. Questo significa che per avere “un buon compagno” non è detto che l’unica soluzione sia che lui/lei corrisponda alla tua definizione.
Dunque, prova a porti alcune domande utilizzate nell’ACCEPTANCE AND COMMITMENT THERAPY (Terapia dell’Accettazione e dell’Impegno all’Azione; R.Harris & S.Hayes), teoria cognitivista basata su evidenze sperimentali, per le problematiche relazionali di coppia.
Sono utili anche se poste da un solo partner, qualora la coppia non si trovi nelle condizioni di rispondere e soffermarsi congiuntamente sul momento presente.
Ora, prendi un foglio e prova a rispondere:

  • Chi voglio essere in questa relazione?
  • Che tipo di qualità personali voglio mettere in gioco nel nostro rapporto?
  • Come desidero comportarmi con continuatività e nel lungo periodo?
  • Cosa voglio rappresentare come partner?
  • Cosa accade al mio amore quando penso a cosa c’è di sbagliato nel mio compagno/a?
  • Che effetto hanno questi pensieri sulla mia relazione?
  • …..

In una relazione non abbiamo il controllo dell’altro/a, è invece più facile averlo su noi stessi e sui nostri comportamenti.
Amare significa: Lasciarsi andare, Aprirsi, Agire in base ai propri Valori, Coinvolgersi (Harris, 2009).

In uscita la traduzione italiana del libro “ACT WITH LOVE” di Russ Harris (2009), a cura di F. Scaglia e M. Ronchei nel prossimo 2011.

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"Accettare" è terapeutico, è scienza.

“Immaginate una psicoterapia che non tenti di ridurre i sintomi, ma ottenga la riduzione dei sintomi come effetto. Una terapia saldamente basata nella tradizione delle scienze sperimentali, ma allo stesso tempo con una forte enfasi sui valori, sul perdono, sull’accettazione, sulla compassione, sul vivere nel momento presente, e sull’accedere ad un senso trascendentale di sé. Una terapia così difficile da classificare che è stata descritta come “terapia umanistica esistenziale cognitivo comportamentale” (Harris, 2006, p. 2).

L’Acceptance and Committment Therapy (ACT), o Terapia di Accettazione e Impegno nell’Azione, è un intervento psicologico basato sull’evidenza sperimentale che usa strategie di accettazione e mindfulness insieme a strategie di impegno nell’azione e modificazione del comportamento, per incrementare la flessibilità psicologica. (G. Miselli, 2007).
La concezione centrale dell’ACT è che la sofferenza psicologica è solitamente e prevalentemente causata modo in cui il linguaggio, la cognizione e il controllo dell’esperienza diretta sul comportamento interagiscono.
Flessibilità psicologica significa essere pienamente in contatto con il momento presente e, basare i nostri comportamenti su ciò che consente la situazione e cambiare o persistere in comportamenti che perseguano i valori che abbiamo scelto come importanti (ibidem).
L’inflessibilità psicologica è il portato dell’evitamento delle esperienze, dell’invischiamento o intrappolamento cognitivo, dell’attaccamento al sé concettualizzato, della perdita di contatto con il momento presente e il risultante fallimento nell’intraprendere i necessari passi comportamentali in accordo con i valori centrali della persona.

L’ACT propone l’accettazione, la mindfulness, la defusione cognitiva (cognitive defusion), i valori (values) e l’impegno nell’azione (committed action). La modificazione del comportamento avviene attraverso tecniche esperienziali (Hayes, Strosahl, Wilson, 1999).
La ricerca mostra come questi metodi siano di beneficio per un ampio spettro di pazienti.

Prova con questo esercizio {cliccare qui}

Questo tipo di psicoterapia cognitiva di terza generazione è concentrata principalmente su come il linguaggio intrappola i pazienti dentro futili tentativi di combattere contro la loro vita interiore (ibidem). Per fare questo l’ACT utilizza le metafore, i paradossi e gli esercizi esperienziali attraverso cui i pazienti imparano a instaurare un sano contatto con pensieri, sentimenti, memorie e sensazioni fisiche che sono state temute ed evitate. I pazienti guadagnano le abilità per ricontestualizzare e accettare questi eventi privati sviluppando una maggiore chiarezza riguardo i valori personali, e impegnandosi nei cambiamenti comportamentali necessari. (G. Miselli, 2007 – fonte: http://contextualpsychology.org/act_in_italiano).

Per informazioni su web ACT Italia.

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